sabato 7 marzo 2015

La teoria del tutto

Può l'amore esaurire la sua missione in questa terra? Questa è l'inquietudine che mi rimane ora, dopo aver osservato, vissuto, contemplato. La teoria del tutto è uno di quei film che la gente non va a guardare, perchè parla della vita, la vita vera, non quella fugace, apparente stagione degli amori che passano nel tempo e nello spazio. Il tempo. Già, il tempo. 
Il tempo è senza dubbio l'ossessione di Stephen Hawking, fisico, matematico, cosmologo e astrofisico britannico, tra i più importanti conosciuti nel mondo, e ciò su cui hanno scommesso lui e sua moglie Jane Wilde, studentessa di letteratura medievale a Cambridge negli anni 60. Il film è la storia di un amore che deve ancora concludersi. L'amore. Sì, l'amore. 
L'amore è ciò che da vita a Stephen, ciò che genera altra vita, e una nuova forma di vita, ciò che dà voce alla sua mente, geniale, intrappolata in un corpo atrofizzato fin nelle corde vocali. 
E' una storia vera e si potrebbero andare a cercare nella biografia di quest'uomo le mille sfaccettature di una delle più rare forme degenerative del sistema nervoso centrale denominata malattia del motoneurone. 
Stephen conosce Jane durante una festa di studenti universitari. La guarda e se ne innamora. Jane capisce che è lì il suo posto. E quando i segni della malattia di Stephen cominciano a manifestarsi, anche l'amore comincia a manifestare i suoi prodigi e da piccolo torrente diventa un fiume in piena. Accadono due cose: la prima è che Jane sente di amare Stephen, il suo amore le da la forza di vincere la paura; al padre di Stephen che la mette in guardia sulle conseguenze della sua scelta, risponde: "A voi sembra che io non possa essere tanto forte, ma io lo amo". La seconda cosa è che Stephen accetta questo amore, accetta che questo amore lo aiuti a vivere, tutto il tempo che gli rimane, e non è molto, non bisogna perderne. 
L'Amore. 
L'Amore è il motore. Genera vita, non che ne sia generato. Stephen avrebbe perso presto l'uso delle braccia, delle gambe e infine della voce, mentre la sua mente, "brillante", avrebbe continuato a lavorare, cercando nuove strade di espressione. Solo attraverso l'Amore. 
L'Amore è la spinta che non li fa fermare, che gli impedisce di compiangere se stessi, li spinge ad andare avanti, ad andare oltre, oltre le apparenze, oltre i limiti umani: non ci sono scuse per rimanere in panne, non ci sono scuse. 
Ma poi, c'è dell'altro: non è solo questo l'Amore, che già può sembrare tanto, che già per quanto è grande può non essere contenuto da molti. Eppure non è tutto, o meglio, non è abbastanza, c'è dell'altro: l'Amore ci vuole felici. Sì, abbiamo bisogno di essere felici, non è un sacrificio fine a se stesso, Dio ci vuole felici. E' come la pianta che germoglia là dove muore il seme, in realtà la morte non è morte, è solo la sua vita trasformata, in qualcosa di più, di diverso.
Mi aspettavo che questo amore li portasse, li traghettasse fino alla fine....perchè l'Amore non ha mai fine, giusto? E invece, inaspettatamente, Jane si stanca. Ha  bisogno di innamorarsi di nuovo, perchè nel suo cuore c'è ancora posto: il suo posto non è più lì.  E Stephen lo capisce. Se avesse lasciato parlare il suo cuore, le avrebbe detto di restare, non l'avrebbe lasciata andare, ma ancora una volta è l'Amore a dettare le sue leggi, con le sue mille sfaccettature: ora la sua vita è diversa, ora, sì, può camminare "da solo", forse anche lontano da Jane. La vita ad ogni costo, grazie a Jane che gliel'ha riconsegnata, grazie a Jane che non l'ha lasciato morire.  E' come quando un fiume sfocia nel mare, che all'inizio sembra svanire....
"Guarda cosa abbiamo fatto!" Questa è la frase finale del film: Stephen guarda Jane ormai lontana (e felicemente sposata) e insieme guardano al passato, ai loro figli, e insieme guardano...... al futuro.

Se vi capita, guardatelo!

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